
Il Casale di Martignano sorge a breve distanza dalla riva nord-orientale del lago omonimo, un tempo chiamato "Alsietinus" da Alsium, città dell'Etruria fondata da Halesus, situato tra la via Clodia e la via Cassia, presso Baccano, a circa 20 miglia da Roma.
Il luogo conserva ancora oggi un fascino solenne e armonioso, grazie all’integrità dell’ambiente naturale e alle forme di vita favorite dalla natura vulcanica del terreno. Su queste bellissime sponde l’uomo si è insediato fin dal Paleolitico inferiore e fino all'età Villanoviana, come testimoniano i ritrovamenti in ferro.
La posizione geografica del sito, che scende lungo la valle del Baccano verso le valli dell’Aniene e del Tevere, rappresentava un interesse specifico per il commercio dell’antico popolo dei villanoviani e in seguito per il popolo etrusco. Lo confermano tracce di insediamento umano dell’epoca recentemente riportate alla luce.
Nell' età repubblicana i Romani si impadronirono di tutta la regione iniziando un processo di ripopolamento che vide anche il trasferimento in loco di genti provenienti dalla Campania. Da Capua, pare, confluirono genti devote al Dio Bacco che diffusero anche in queste terre il culto del più amato dio greco- latino, da un tempio a Bacco deriva infatti il toponimo "Baccano".
Le acque del lago furono in seguito sfruttate per alimentare un acquedotto voluto da Augusto, detto Alsietino, dal nome del lago Alsietinus, che per trentatré chilometri lungo l’area trans-tiberina, raggiungeva Roma.
Nell' età imperiale sorsero numerose "ville" di nobili attratti dall'amenità dei luoghi. Tra queste spicca la villa commissionata dall'Imperatore Settimio Severo. Un costruzione su due piani con rivestimenti marmorei, stucchi, pitture, mosaici e decorazioni in pregiata pasta vitrea, oggi sessantaquattro pannelli di questi si possono ammirare al Museo Nazionale Romano. A questa villa è anche legata la vicenda del martirio di S.Alessandro, vescovo in Baccano, avvenuto nel IV secolo d.c.
Col decadere dell'Impero Romano le notizie intorno al nostro territorio vanno restringendosi. Le incursioni dei barbari e il conseguente abbandono delle campagne, calano per lungo tempo un velo di silenzio su Martignano e sull'intera regione.
Solo nel basso Medio Evo l'area comincia a ripopolarsi e viene meglio conosciuta come "Martinianum" probabilmente da un possessore originale di nome Martinus, divenendo parte dei fondi appartenenti alla “massa Caesana", una delle più grandi del patrimonio ecclesiastico nella Tuscia.
La massa, con i fondi di Furcula, Tondiliano e Martignano è citata in una bolla di Sergio III del 905 e in due successive bolle di Giovanni XIX (1026 ) e di Benedetto IX (1037).
Dopo il suo smembramento, avvenuto nel XII sec., nella località di Martignano sorsero un castello e probabilmente un borgo, che divennero di proprietà delle famiglie dei Normanni e dei Curtabraca.
Per tutto il corso del sec XIII, i documenti noti che riguardano Martignano sono riferiti ai Curtabraca. Documenti autentici mostrano di come, nel 1258, Carus Curtabraca possedesse parte di quel castello che venne in seguito venduto a Giovanni e Stefano Normanni come parte della quota di un’eredità che comprendeva anche la località di Cere, Civitella e Martignano.
Nel 1416 Martignano risulta essere tra le "terre ad presens destructe et inhabitate ". All'abbandono contribuirono senza dubbio le due epidemie di peste che colpirono il territorio nel 1381 e nel 1390, le lotte feudali tra le varie casate romane che si combatterono tra il XIV e il XV secolo, nonché la ripresa della malaria per l'impaludamento dei vicini laghi di Baccano e Stracciacappe.
Tra il 1416 ed il 1495 sul luogo dell'antico castello, fu costruito un casale che figura in molte carte del Lazio come casale di Martignano.
Nel 1562 Martignano passa ad Alessandro Crivelli, nominato cardinale Geruntinus et Cariatensis da papa Pio IV e che più tardi acquisterà l'intera tenuta da Felice Floridi. Nel suo ultimo testamento, sotto il pontificato di Gregorio XIII nell' anno 1573, oltre le altre opere di carità e legati pii, lasciò un casale, una vigna, all’interno della quale era stato fabbricato un nobile palazzo ed altri beni stabili nel territorio di Roma, ordinando che “de' frutti d'essi beni, si mantenesse, in questa città un collegio di pueri scolari, secondo la quantità di detti frutti”, ordinò inoltre che detto collegio “stesse sotto la cura ed il governo della Veneranda Arciconfraternita del SS. Salvatore ad Sancta Sanctorum”.
A causa degli elevati costi di gestione di detto Collegio da parte della Arciconfraternita, la rimanente parte delle entrate provenienti dai beni del buon cardinale, potevano consentire il mantenimento di non più di tre o quattro scolari.
Si ha notizia, quasi certa ma non documentata, che durante il XIX sec. il casale sia stato affittato all' Arma dei Carabinieri, come Caserma dei Carabinieri a cavallo. Probabilmente in questo periodo deve aver subito degli interventi: quasi certamente la creazione di un camino con relativa canna fumaria al piano nobile, intervento questo dannosissimo perché la canna fumaria fu “aperta" nella muratura, proprio laddove insisteva una delle travi della copertura.
Durante la prima metà del XX sec. il fondo risulta affittato dal “Legato Scolastico Crivelli” alla famiglia Venturi di Campagnano.
L’ultimo affittuario, fino al 1958, è stato Angelico Ferrazza.
Nel 1959 l'intera tenuta viene venduta, grazie alla mediazione del Marchese Del Gallo di Roccagiovine, dal Legato Scolastico Crivelli, ai due figli maschi del vecchio affittuario che la dividono in due parti.
Attualmente, la parte che include il Casale di Martignano e nella quale è presente l’agriturismo omonimo, è proprietà dei nipoti di Angelico Ferrazza.